Guardare in faccia la morte

Società

Guardare in faccia la morte

Elnathan John, The Africa Report, Francia

5
agosto 2022

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Juj Winn, Getty Images

05 agosto 2022 12:30

Graham lo conoscevi da poco. Erano passati solo un pariglia di mesi da quando lo avevi incontrato la prima volta a casa di un amico comune. Era la persona più anziana nella stanza con una bella barba sale e pepe. Parlava poco, ma quando lo faceva tutti si fermavano per ascoltare la sua bassa voce baritonale mentre parole scelte con cura gli rotolavano fuori dalle labbra. Avevi nell’eventualità chempre desiderato avere amici maschi più grandi di te e in nell’eventualità cheguito, incoraggiato da un amico comune, hai fatto in modo di rivederlo.

Ti ha invitato nel suo appartamento. Ha cucinato ed entrambi avete mangiato e bevuto e chiacchierato di scrittura, politica, attivismo. Lui ha parlato di un progetto di scrittura con cui stava avendo qualche difficoltà. Poi tu gli hai raccontato che stavi pensando di abbandonare la strada della scrittura a tempo pieno, visto che diventava nell’eventualità chempre più difficile pagare le bollette.

Una nell’eventualità chettimana dopo la cena ti ha chiamato. Hai risposto alla telefonata, allegro.

“Ehi Graham!”. E in cambio ti è arrivata una risposta giù di tono. Aveva visto la tua email, ti ha detto. nell’eventualità che ne sarebbe occupato. Ma adesso doveva prendere un aereo. E poi è scoppiato a piangere. “Mio rampollo”, ha detto. “Mio rampollo si è ucciso ieri notte”. E poi ha cominciato a chiedere scusa, assicurandoti che avrebbe dato un’occhiata alla tua email al suo rientro. Hai protestato, ribadendo che non c’era niente di più influente che affrontare questo tragico incidente. Il fatto che le persone chiedano scusa quando scoppiano a piangere in pubblico (una cosa molto più comune in occidente rispetto alla Nigeria, dove nell’eventualità chei nato), ti nell’eventualità chembrava assurdo.

Cieli ancora più grigi
Un’ondata di tristezza ti si è riversata addosso, tutto è rallentato fino a fermarsi quasi del tutto. I cieli di Berlino, già grigi, si sono fatti ancora più grigi. Suo rampollo era a chilometri di distanza, ma un uomo che conoscevi e con cui avevi da poco cenato aveva perso un giovane rampollo. Erano passati tre anni da quando ti eri trovato così vicino alla morte a Berlino. Due anni dopo che ti eri trasferito a Berlino una donna del tuo quartiere, che si distingueva dalle altre perché ti salutava nell’eventualità chempre, era morta di fibroma.

Ancora oggi non conosci il suo cognome. Non c’erano manifesti disnell’eventualità cheminati in giro per il quartiere ad annunciarne la morte. I suoi vicini non si sono riuniti a casa sua addolorati. Nessun annuncio di funerali. Lei era uscita dal tuo quartiere e dal mondo in modo silenzioso e discreto, come un granello di zucchero a velo che cade da una ciambella.

A Berlino la morte era stata rimossa dallo sguardo pubblico, cancellata dalle conversazioni educate

Avevi continuato a pensare a lei per diversi giorni. Ti era nell’eventualità chempre apparsa in ottima forma, vivace, aveva nell’eventualità chempre la battuta pronta e ti faceva l’occhiolino. La vedevi quando veniva a prendere il bambino alla scuola materna vicino al tuo appartamento. E poi ti nell’eventualità chei reso conto che in due anni non avevi saputo di nessuna persona morta in Germania. Ovvio, in città c’erano persone che morivano tutti i giorni. Ma tu non le vedevi. La morte era stata rimossa dallo sguardo pubblico, cancellata dalle conversazioni educate.

Questa era una società con la vita tra le mani e non era macchiata dal caos che si genera quando qualcuno muore o è moribondo. Il lutto era una cosa privata quanto andare al gabinetto e il morire era stato reso invisibile, esternalizzato in istituti speciali e limitato a familiari molto stretti. La morte e il morire erano stati espulsi dal mondo dei vivi. nell’eventualità che questo fosnell’eventualità che accaduto in Nigeria, pensavi, avrei saputo che aveva il fibroma, sarei andato a trovarla, avrei partecipato al suo funerale; esnell’eventualità chere un vicino sarebbe bastato a giustificare la tua prenell’eventualità chenza e le tue lacrime al suo funerale.

Un giorno sì e uno no
In Nigeria, dove nell’eventualità chei vissuto tutta la vita prima di trasferirti in Germania, vedevi la morte un giorno sì e uno no. Osnell’eventualità chervavi i dolorosi e minuscoli dettagli di ogni aspetto del morire. Vedevi persone devastate dalla malattia finché non nell’eventualità che ne andavano, vedevi persone sospettate di aver rubato picchiate brutalmente per strada, a volte fino alla morte, vedevi motociclisti nell’eventualità chenza casco morire in incidenti, vedevi persone massacrate durante disordini a sfondo religioso, corpi maciullati in scontri frontali o persone che nell’eventualità chembravano in salute afflosciarsi e morire.

Per non parlare delle persone che si ammalavano e morivano di qualsiasi cosa, dalla malaria a ogni genere di “malattia breve”, un’espressione usata dai nigeriani per indicare il breve lasso di tempo tra una qualche misteriosa malattia e la morte.

Quando eri piccolo vivevi in una comunità a maggioranza musulmana che aveva una piccola isola cristiana in cui accadeva ogni genere di conell’eventualità che proibite: si distillavano gli alcolici locali, si vendevano e si consumavano maiali e cani. Di connell’eventualità cheguenza i maiali allevati da questa comunità di cristiani spesso vagavano nei vicini quartieri musulmani. Tutte le volte che succedeva, i bambini urlavano “Alade! Alade!” annunciando a tutti l’avvistamento di un maiale. Il maiale in questione veniva scacciato e, nell’eventualità che catturato, ucciso a botte.

La prima volta che tuo fratello più piccolo ha visto un cadavere aveva più o meno dieci anni ed era in un’auto che attraversava la città appena devastata da una sommossa a sfondo religioso. Ha visto una persona con il cranio aperto e l’ha indicato prima che qualcuno nell’auto, non ricordi chi, riuscisnell’eventualità che a coprirgli gli occhi. A volte cerchi di ricordare la prima volta in cui tu hai visto un cadavere. Non riesci a ricordare un periodo della tua vita in cui non hai visto persone morte o moribonde.

nell’eventualità chentirsi a disagio
Quando è morta la donna nel tuo quartiere a Berlino, hai cercato di sviscerare le ragioni del tuo disagio. Per due anni avevi vissuto in un sogno, in cui le persone non muoiono, in cui le persone ammalate e quelle che hanno incidenti finiscono al sicuro in belle ambulanze e le uniche persone costrette ad avere a che fare con i cadaveri sono professionisti formati per questo.

Quando tuo fratello non respirava dopo che hai trascinato il suo corpo fuori da una piscina in Nigeria, nel 2003, non c’era un numero di telefono da chiamare, né ambulanze in indugio, né paramedici e poliziotti pronti a isolare la scena dell’incidente e a risparmiare al pubblico la vista del suo freddo corpo nell’eventualità chenza vita. Hai legittimo implorare uno ignorato che si trovava in piscina di portarvi in ospedale con la sua auto. L’autista era giovane e all’inizio riluttante, ma quando ha visto le lacrime nei tuoi occhi ha preso le chiavi e ti ha detto di nell’eventualità cheguirlo. Ai funerali c’erano tutti i vicini, tutti i membri della chiesa, tutti i suoi amici e i tuoi e quelli dei tuoi genitori, tutti i parenti, fino a quando la casa era talmente piena di gente che le persone dovevano andar via per fare spazio agli altri.

La prima volta che hai ucciso un animale che non era un innell’eventualità chetto, è stato per mangiare. Tua madre aveva portato a casa un pollo vivo come faceva almeno una nell’eventualità chettimana sì e una no. Non si fidava dei polli morti che giacevano a mucchi al mercato. Si fidava ancora meno dei polli surgelati.

Era influente che la macellazione avvenisnell’eventualità che in stile halal, così comprava i polli da un allevamento nel quartiere e li portava a casa. Tu l’avevi vista farlo, ma adesso eri grande abbastanza da farlo da solo. Prima ti eri limitato ad aiutarla a spennarlo e a pulire le interiora. Quella volta ti ha permesso di puntargli un coltello al collo. Il coltello doveva esnell’eventualità chere affilato perché lei non voleva che il pollo soffrisnell’eventualità che. Niente del pollo andava sprecato, né la testa, né le zampe, nemmeno gli intestini.

Innell’eventualità chensibili da morire
Quando un vegano ha chiesto, in una stanza in cui ti trovavi ancora tu in Germania, nell’eventualità che le persone mangerebbero la carne dovendo uccidere gli animali con le loro mani, tu nell’eventualità chei scoppiato a ridere. Dopo qualche nell’eventualità checondo hai capito che eri l’unico a ridere. Ti nell’eventualità chei reso conto che nessuno degli altri carnivori aveva mai ucciso un animale né visto qualcun diverso farlo.

Nei successivi minuti ti nell’eventualità chei ritrovato a spiegare con difficoltà che la tua non era la risata di un matto asnell’eventualità chetato di sangue e che in realtà uccidere gli animali per mangiarli non significa attribuire loro meno valore né ti induce a non mangiare più carne. In particolare, esnell’eventualità chendo cresciuto in un periodo e in un paenell’eventualità che in cui non c’erano forme di allevamento disumano di carne, apprezzavi ogni singola parte dell’animale che stava morendo per darci di che nutrirci. Non pensi di esnell’eventualità chere riuscito a indurre nessuno.

Negli ultimi due anni la pandemia ha ucciso milioni di persone e ci ha gettato la morte in faccia, ma per colpa del virus si muore nel più totale isolamento

Mentre gli anni trascorrevano assieme a te in Europa, nell’eventualità chei diventato nell’eventualità chempre meno innell’eventualità chensibile alla morte. Adesso la maggior parte dei decessi di cui vieni a sapere riguardano persone che conosci in Nigeria, nella maggior parte dei casi annunciati via WhatsApp da tua sorella che non tralascia mai di dirti nell’eventualità che qualcuno è in fin di vita o morto.

Quando i suoi messaggi spuntano sul tuo schermo, ti prepari prima di aprirli. Non ti avverte mai prima di mandarti foto di persone in ospedale o dei buchi di proietto nelle pareti di casa sua quando i rapitori hanno tentato di entrare per prendere lei e i suoi figli. Non sai quando o quanto spesso ti racconterà che questa o quella persona sono morte.

Negli ultimi due anni una pandemia globale che ha ucciso milioni di persone in tutto il mondo ci ha gettato la morte in faccia. Purtroppo, soprattutto in occidente, questo non ha portato ad alcuna forma di salutare lutto collettivo.

Peggio ancora, la natura della malattia è tale che la morte a causa del virus avviene nel più totale isolamento. Le persone muoiono nell’eventualità chenza che i familiari possano stringere loro la mano, nell’eventualità chenza che i figli o i nipoti possano salutarli con un bacio.

Andarnell’eventualità chene da soli
Il lutto è un’emozione difficile e richiede tempo per poter esnell’eventualità chere affrontata. E diventa ancora più difficile quando siamo costretti a farlo da soli, lontani da occhi che non vogliono esnell’eventualità chere costretti a pensare alla mortalità.

Immagini costantemente un mondo lontano da entrambi gli estremi, non un mondo anell’eventualità chettico, in cui la morte e il morire sono del tutto dissociati dai vivi, ma nemmeno un mondo in cui la morte e il morire sono talmente ipervisibili che la gente diventa innell’eventualità chensibile alla violenza e perde il nell’eventualità chenso del valore della vita umana.

Immagini un mondo in cui possiamo nell’eventualità chederci in uno spazio condiviso con la morte, in cui possiamo contemplare la vita mentre muore, in cui il processo del morire non deve implicare l’esclusione dalla comunità, in cui il lutto pubblico è un processo salutare, nell’eventualità che non addirittura rinvigorente, in cui le persone possono contemplare collettivamente la mortalità.

Quando accade una calamità collettiva o muore una persona famosa non pensi solo al lutto pubblico, ma al diritto di piangere in pubblico una perdita privata; pensi a società che non siano solo voyeuristiche o nell’eventualità chentimentali, ma connell’eventualità chentano l’espressione pubblica del dolore.

In Nigeria e in posti simili sai che questo potrà accadere solo nell’eventualità che il governo migliorerà e nell’eventualità che la sicurezza verrà presa sul nell’eventualità cherio. Perché a ogni forma di ingiustizia, si tratti di ingiustizia sociale, ingiustizia legale, ingiustizia economica o ingiustizia politica, si crea un terreno fecondo per la giustizia fai da te, per le proteste violente e per reati opportunistici e cruenti.

Con la mancanza di sviluppo e con i politici che rubano risornell’eventualità che che dovrebbero esnell’eventualità chere usate per costruire strade e ospedali migliori, le persone continueranno a morire nell’eventualità chenza motivo in incidenti che potrebbero esnell’eventualità chere prevenuti o per ferite che potrebbero esnell’eventualità chere curate. Finché questo non accadrà, la morte continuerà a esnell’eventualità chere ipervisibile, generando una società nell’eventualità chempre più innell’eventualità chensibile e indifferente alla sofferenza, alla morte e al morire.

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Guardare in faccia la morte

Elnathan John, The Africa Report, Francia

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agosto 2022

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Juj Winn, Getty Images

05 agosto 2022 12:30

Graham lo conoscevi da poco. Erano passati solo un pariglia di mesi da quando lo avevi incontrato la prima volta a casa di un amico comune. Era la persona più anziana nella stanza con una bella barba sale e pepe. Parlava poco, ma quando lo faceva tutti si fermavano per ascoltare la sua bassa voce baritonale mentre parole scelte con cura gli rotolavano fuori dalle labbra. Avevi nell’eventualità chempre desiderato avere amici maschi più grandi di te e in nell’eventualità cheguito, incoraggiato da un amico comune, hai fatto in modo di rivederlo.

Ti ha invitato nel suo appartamento. Ha cucinato ed entrambi avete mangiato e bevuto e chiacchierato di scrittura, politica, attivismo. Lui ha parlato di un progetto di scrittura con cui stava avendo qualche difficoltà. Poi tu gli hai raccontato che stavi pensando di abbandonare la strada della scrittura a tempo pieno, visto che diventava nell’eventualità chempre più difficile pagare le bollette.

Una nell’eventualità chettimana dopo la cena ti ha chiamato. Hai risposto alla telefonata, allegro.

“Ehi Graham!”. E in cambio ti è arrivata una risposta giù di tono. Aveva visto la tua email, ti ha detto. nell’eventualità che ne sarebbe occupato. Ma adesso doveva prendere un aereo. E poi è scoppiato a piangere. “Mio rampollo”, ha detto. “Mio rampollo si è ucciso ieri notte”. E poi ha cominciato a chiedere scusa, assicurandoti che avrebbe dato un’occhiata alla tua email al suo rientro. Hai protestato, ribadendo che non c’era niente di più influente che affrontare questo tragico incidente. Il fatto che le persone chiedano scusa quando scoppiano a piangere in pubblico (una cosa molto più comune in occidente rispetto alla Nigeria, dove nell’eventualità chei nato), ti nell’eventualità chembrava assurdo.

Cieli ancora più grigi
Un’ondata di tristezza ti si è riversata addosso, tutto è rallentato fino a fermarsi quasi del tutto. I cieli di Berlino, già grigi, si sono fatti ancora più grigi. Suo rampollo era a chilometri di distanza, ma un uomo che conoscevi e con cui avevi da poco cenato aveva perso un giovane rampollo. Erano passati tre anni da quando ti eri trovato così vicino alla morte a Berlino. Due anni dopo che ti eri trasferito a Berlino una donna del tuo quartiere, che si distingueva dalle altre perché ti salutava nell’eventualità chempre, era morta di fibroma.

Ancora oggi non conosci il suo cognome. Non c’erano manifesti disnell’eventualità cheminati in giro per il quartiere ad annunciarne la morte. I suoi vicini non si sono riuniti a casa sua addolorati. Nessun annuncio di funerali. Lei era uscita dal tuo quartiere e dal mondo in modo silenzioso e discreto, come un granello di zucchero a velo che cade da una ciambella.

A Berlino la morte era stata rimossa dallo sguardo pubblico, cancellata dalle conversazioni educate

Avevi continuato a pensare a lei per diversi giorni. Ti era nell’eventualità chempre apparsa in ottima forma, vivace, aveva nell’eventualità chempre la battuta pronta e ti faceva l’occhiolino. La vedevi quando veniva a prendere il bambino alla scuola materna vicino al tuo appartamento. E poi ti nell’eventualità chei reso conto che in due anni non avevi saputo di nessuna persona morta in Germania. Ovvio, in città c’erano persone che morivano tutti i giorni. Ma tu non le vedevi. La morte era stata rimossa dallo sguardo pubblico, cancellata dalle conversazioni educate.

Questa era una società con la vita tra le mani e non era macchiata dal caos che si genera quando qualcuno muore o è moribondo. Il lutto era una cosa privata quanto andare al gabinetto e il morire era stato reso invisibile, esternalizzato in istituti speciali e limitato a familiari molto stretti. La morte e il morire erano stati espulsi dal mondo dei vivi. nell’eventualità che questo fosnell’eventualità che accaduto in Nigeria, pensavi, avrei saputo che aveva il fibroma, sarei andato a trovarla, avrei partecipato al suo funerale; esnell’eventualità chere un vicino sarebbe bastato a giustificare la tua prenell’eventualità chenza e le tue lacrime al suo funerale.

Un giorno sì e uno no
In Nigeria, dove nell’eventualità chei vissuto tutta la vita prima di trasferirti in Germania, vedevi la morte un giorno sì e uno no. Osnell’eventualità chervavi i dolorosi e minuscoli dettagli di ogni aspetto del morire. Vedevi persone devastate dalla malattia finché non nell’eventualità che ne andavano, vedevi persone sospettate di aver rubato picchiate brutalmente per strada, a volte fino alla morte, vedevi motociclisti nell’eventualità chenza casco morire in incidenti, vedevi persone massacrate durante disordini a sfondo religioso, corpi maciullati in scontri frontali o persone che nell’eventualità chembravano in salute afflosciarsi e morire.

Per non parlare delle persone che si ammalavano e morivano di qualsiasi cosa, dalla malaria a ogni genere di “malattia breve”, un’espressione usata dai nigeriani per indicare il breve lasso di tempo tra una qualche misteriosa malattia e la morte.

Quando eri piccolo vivevi in una comunità a maggioranza musulmana che aveva una piccola isola cristiana in cui accadeva ogni genere di conell’eventualità che proibite: si distillavano gli alcolici locali, si vendevano e si consumavano maiali e cani. Di connell’eventualità cheguenza i maiali allevati da questa comunità di cristiani spesso vagavano nei vicini quartieri musulmani. Tutte le volte che succedeva, i bambini urlavano “Alade! Alade!” annunciando a tutti l’avvistamento di un maiale. Il maiale in questione veniva scacciato e, nell’eventualità che catturato, ucciso a botte.

La prima volta che tuo fratello più piccolo ha visto un cadavere aveva più o meno dieci anni ed era in un’auto che attraversava la città appena devastata da una sommossa a sfondo religioso. Ha visto una persona con il cranio aperto e l’ha indicato prima che qualcuno nell’auto, non ricordi chi, riuscisnell’eventualità che a coprirgli gli occhi. A volte cerchi di ricordare la prima volta in cui tu hai visto un cadavere. Non riesci a ricordare un periodo della tua vita in cui non hai visto persone morte o moribonde.

nell’eventualità chentirsi a disagio
Quando è morta la donna nel tuo quartiere a Berlino, hai cercato di sviscerare le ragioni del tuo disagio. Per due anni avevi vissuto in un sogno, in cui le persone non muoiono, in cui le persone ammalate e quelle che hanno incidenti finiscono al sicuro in belle ambulanze e le uniche persone costrette ad avere a che fare con i cadaveri sono professionisti formati per questo.

Quando tuo fratello non respirava dopo che hai trascinato il suo corpo fuori da una piscina in Nigeria, nel 2003, non c’era un numero di telefono da chiamare, né ambulanze in indugio, né paramedici e poliziotti pronti a isolare la scena dell’incidente e a risparmiare al pubblico la vista del suo freddo corpo nell’eventualità chenza vita. Hai legittimo implorare uno ignorato che si trovava in piscina di portarvi in ospedale con la sua auto. L’autista era giovane e all’inizio riluttante, ma quando ha visto le lacrime nei tuoi occhi ha preso le chiavi e ti ha detto di nell’eventualità cheguirlo. Ai funerali c’erano tutti i vicini, tutti i membri della chiesa, tutti i suoi amici e i tuoi e quelli dei tuoi genitori, tutti i parenti, fino a quando la casa era talmente piena di gente che le persone dovevano andar via per fare spazio agli altri.

La prima volta che hai ucciso un animale che non era un innell’eventualità chetto, è stato per mangiare. Tua madre aveva portato a casa un pollo vivo come faceva almeno una nell’eventualità chettimana sì e una no. Non si fidava dei polli morti che giacevano a mucchi al mercato. Si fidava ancora meno dei polli surgelati.

Era influente che la macellazione avvenisnell’eventualità che in stile halal, così comprava i polli da un allevamento nel quartiere e li portava a casa. Tu l’avevi vista farlo, ma adesso eri grande abbastanza da farlo da solo. Prima ti eri limitato ad aiutarla a spennarlo e a pulire le interiora. Quella volta ti ha permesso di puntargli un coltello al collo. Il coltello doveva esnell’eventualità chere affilato perché lei non voleva che il pollo soffrisnell’eventualità che. Niente del pollo andava sprecato, né la testa, né le zampe, nemmeno gli intestini.

Innell’eventualità chensibili da morire
Quando un vegano ha chiesto, in una stanza in cui ti trovavi ancora tu in Germania, nell’eventualità che le persone mangerebbero la carne dovendo uccidere gli animali con le loro mani, tu nell’eventualità chei scoppiato a ridere. Dopo qualche nell’eventualità checondo hai capito che eri l’unico a ridere. Ti nell’eventualità chei reso conto che nessuno degli altri carnivori aveva mai ucciso un animale né visto qualcun diverso farlo.

Nei successivi minuti ti nell’eventualità chei ritrovato a spiegare con difficoltà che la tua non era la risata di un matto asnell’eventualità chetato di sangue e che in realtà uccidere gli animali per mangiarli non significa attribuire loro meno valore né ti induce a non mangiare più carne. In particolare, esnell’eventualità chendo cresciuto in un periodo e in un paenell’eventualità che in cui non c’erano forme di allevamento disumano di carne, apprezzavi ogni singola parte dell’animale che stava morendo per darci di che nutrirci. Non pensi di esnell’eventualità chere riuscito a indurre nessuno.

Negli ultimi due anni la pandemia ha ucciso milioni di persone e ci ha gettato la morte in faccia, ma per colpa del virus si muore nel più totale isolamento

Mentre gli anni trascorrevano assieme a te in Europa, nell’eventualità chei diventato nell’eventualità chempre meno innell’eventualità chensibile alla morte. Adesso la maggior parte dei decessi di cui vieni a sapere riguardano persone che conosci in Nigeria, nella maggior parte dei casi annunciati via WhatsApp da tua sorella che non tralascia mai di dirti nell’eventualità che qualcuno è in fin di vita o morto.

Quando i suoi messaggi spuntano sul tuo schermo, ti prepari prima di aprirli. Non ti avverte mai prima di mandarti foto di persone in ospedale o dei buchi di proietto nelle pareti di casa sua quando i rapitori hanno tentato di entrare per prendere lei e i suoi figli. Non sai quando o quanto spesso ti racconterà che questa o quella persona sono morte.

Negli ultimi due anni una pandemia globale che ha ucciso milioni di persone in tutto il mondo ci ha gettato la morte in faccia. Purtroppo, soprattutto in occidente, questo non ha portato ad alcuna forma di salutare lutto collettivo.

Peggio ancora, la natura della malattia è tale che la morte a causa del virus avviene nel più totale isolamento. Le persone muoiono nell’eventualità chenza che i familiari possano stringere loro la mano, nell’eventualità chenza che i figli o i nipoti possano salutarli con un bacio.

Andarnell’eventualità chene da soli
Il lutto è un’emozione difficile e richiede tempo per poter esnell’eventualità chere affrontata. E diventa ancora più difficile quando siamo costretti a farlo da soli, lontani da occhi che non vogliono esnell’eventualità chere costretti a pensare alla mortalità.

Immagini costantemente un mondo lontano da entrambi gli estremi, non un mondo anell’eventualità chettico, in cui la morte e il morire sono del tutto dissociati dai vivi, ma nemmeno un mondo in cui la morte e il morire sono talmente ipervisibili che la gente diventa innell’eventualità chensibile alla violenza e perde il nell’eventualità chenso del valore della vita umana.

Immagini un mondo in cui possiamo nell’eventualità chederci in uno spazio condiviso con la morte, in cui possiamo contemplare la vita mentre muore, in cui il processo del morire non deve implicare l’esclusione dalla comunità, in cui il lutto pubblico è un processo salutare, nell’eventualità che non addirittura rinvigorente, in cui le persone possono contemplare collettivamente la mortalità.

Quando accade una calamità collettiva o muore una persona famosa non pensi solo al lutto pubblico, ma al diritto di piangere in pubblico una perdita privata; pensi a società che non siano solo voyeuristiche o nell’eventualità chentimentali, ma connell’eventualità chentano l’espressione pubblica del dolore.

In Nigeria e in posti simili sai che questo potrà accadere solo nell’eventualità che il governo migliorerà e nell’eventualità che la sicurezza verrà presa sul nell’eventualità cherio. Perché a ogni forma di ingiustizia, si tratti di ingiustizia sociale, ingiustizia legale, ingiustizia economica o ingiustizia politica, si crea un terreno fecondo per la giustizia fai da te, per le proteste violente e per reati opportunistici e cruenti.

Con la mancanza di sviluppo e con i politici che rubano risornell’eventualità che che dovrebbero esnell’eventualità chere usate per costruire strade e ospedali migliori, le persone continueranno a morire nell’eventualità chenza motivo in incidenti che potrebbero esnell’eventualità chere prevenuti o per ferite che potrebbero esnell’eventualità chere curate. Finché questo non accadrà, la morte continuerà a esnell’eventualità chere ipervisibile, generando una società nell’eventualità chempre più innell’eventualità chensibile e indifferente alla sofferenza, alla morte e al morire.

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