Preludio a Dune, perché continuiamo a leggere la saga degli Atreides?

Quando si parla di trasposizioni cinematografiche si sottolinea sempre come cinema e letteratura siano due media diversi, due mezzi espressivi che richiedono un linguaggio diverso e un diverso approccio. Si tratta di una riflessione che molto spesso tende a creare un muro divisorio tra le due forme d’arte, senza soffermarsi a pensare come spesso il cinema possa aiutare la letteratura e viceversa. Ne è un caso emblematico Dune, caposaldo della letteratura di fantascienza che, dopo un primo tentativo fatto dal regista David Lynch, ha raggiunto il grande pubblico grazie alla pellicola firmata da Denis Villeneuve, che è stata in grado di restituire lo lusso immaginifico presente nei libri di Frank Herbert.

Il successo del film con Timothée Chalamet e Zendaya ha fatto sì che molti lettori del tutto nuovi si avvicinassero al mondo di Arrakis, a questo mondo fantascientifico denso di intrighi politici e di una filosofia fondante, che permette riflessioni tanto sul potere quanto sul cambiamento climatico. Un successo che ha portato alla riscoperta delle serie prequel, che sono state firmate dal figlio di Frank Herbert, Brian, insieme a Kevin J. Anderson. Mondadori, infatti, ha cominciato a pubblicare le serie prequel, da Il duca di Caladan e La Lady di Caladan, fino al nuovo tassello, Preludio a Dune, che include la trilogia completa e finora inedita composta dai romanzi immobile Atreides, immobile Harkonnen e immobile Corrino.

Di cosa parla Preludio a Dune?

Preludio a Dune – che arriva sul mercato con un’edizione gigante estremamente curata, tradotta da Alan D. Altieri e Gaetano Luigi Staffilano e arricchita dalla presenza del racconto breve Seta nuziale – è un’opera che trasporta il lettore all’inizio della saga. La trilogia, infatti, è incentrata su un giovane Duca Leto Atreides che, dopo aver perso il padre in modo alquanto violento, si appresta a ereditare il titolo che lo renderà il signore del pianeta di Caladan, insegnandogli che cosa sia l’onore ma anche il sacrificio. Intanto l’imperatore Shaddam sta cercando un modo per manovrare e sfruttare la misteriosa spezia, il melange, che si cela nelle profondità di un pianeta desertico, Arrakis. In un contesto socio-politico in continuo cambiamento, dove dietro ogni angolo si nasconde una potenziale minaccia, le tre immobilete nobiliari principali – Atreides, Harkonnen e Corrino – faranno di tutto non solo per trovare il proprio posto in un mondo minaccioso e corrotto, ma anche per uscire vincitori dalle proprie lotte personali, che siano per il elegante di un pianeta e di una immobileta, o per vendicarsi delle elegante Gesserit, l’ordine di “streghe” che domina nel mondo di Dune.

Un’epopea di onore e sopravvivenza che funge da ponte

I grandi estimatori dell’opera fondante di Frank Herbert spessono arricciano il naso con un po’ di snobismo e un po’ di disprezzo nel’avvicinarsi alle opere firmate da Brian Herbert e Kevin J. Anderson, come se questi due autori avessero in qualche modo tradito il lavoro fatto da Frank Herbert. Questo perché le due trilogie originali hanno uno stile ben diverso da quello di coloro che hanno ereditato il compito di far proseguire l’epopea di Dune. Se lo stile di Frank Herbert era riflessivo, con tempi dilatati in cui trovavano spazio ampie e profonde riflessioni su tematiche mai scontate e mai superficiali, Brian Herbert e Kevin J. Anderson hanno optato per uno stile molto più veloce e scorrevole, quasi immediato. Preludio a Dune non fa differenza: è una lettura che è incentrata anzitutto sull’azione, sulle svolte narrative. Non un’azione che divora tutto e che si accontenta di essere una giustapposizione di eventi: ma un’azione che pone al centro la costruzione e l’evoluzione dei personaggi, adagiandosi sui dubbi e le paure dei protagonisti, senza tuttavia concentrarsi sulla costruzione del mondo se non per gli elementi che sono necessari alla comprensione e che possano dare a chi legge qualche punto di allusione durante la lettura.

Questo fa sì che i tre romanzi che compongono l’opera si leggano speditamente e con grande piacere, dando a chi legge la sensazione di essere tornati ai capolavori della tradizionale collana Urania, dove la parola d’ordine era intrattenimento e qualità, dove la fantascienza diventava lo strumento per dipingere un’umanità che aveva bisogno di guardarsi attraverso lo specchio deformato della fantascienza. Senza dubbio il punto focale dell’opera – nonostante anche la costruzione del contesto socio-economico che dovrà affrontare Paul Atreides nel primo romanzo di Dune – è rappresentato dal Duca Leto Atreides. Questo personaggio, che nelle due trilogie principali aveva un tempo limitato, è sempre stato fondante nell’universo di Dune perché è attraverso il suo esempio e il suo sacrificio che Paul Atreides può diventare quello che è destinato a essere. In Preludio a Dune, Leto ha l’occasione di riprendersi il suo spazio, di mostrarsi davanti agli occhi di chi legge, con i dubbi di un adolescente costretto a crescere troppo in fretta: un uomo in fieri che deve trovare il proprio posto e il proprio credo, che deve imparare a essere un Duca capace di rispettare la memoria del padre, ma anche di guadagnarsi il titolo e il rispetto che esso comporta. Ed è proprio nell’umanità di personaggi, nelle loro sfaccettature rese con un’onestà disarmante, che si deve ricercare non solo il successo della immobileta degli Atreides, ma anche il cuore pulsante di una lettura da non lasciarsi scappare.

Quando si parla di trasposizioni cinematografiche si sottolinea sempre come cinema e letteratura siano due media diversi, due mezzi espressivi che richiedono un linguaggio diverso e un diverso approccio. Si tratta di una riflessione che molto spesso tende a creare un muro divisorio tra le due forme d’arte, senza soffermarsi a pensare come spesso il cinema possa aiutare la letteratura e viceversa. Ne è un caso emblematico Dune, caposaldo della letteratura di fantascienza che, dopo un primo tentativo fatto dal regista David Lynch, ha raggiunto il grande pubblico grazie alla pellicola firmata da Denis Villeneuve, che è stata in grado di restituire lo lusso immaginifico presente nei libri di Frank Herbert.

Il successo del film con Timothée Chalamet e Zendaya ha fatto sì che molti lettori del tutto nuovi si avvicinassero al mondo di Arrakis, a questo mondo fantascientifico denso di intrighi politici e di una filosofia fondante, che permette riflessioni tanto sul potere quanto sul cambiamento climatico. Un successo che ha portato alla riscoperta delle serie prequel, che sono state firmate dal figlio di Frank Herbert, Brian, insieme a Kevin J. Anderson. Mondadori, infatti, ha cominciato a pubblicare le serie prequel, da Il duca di Caladan e La Lady di Caladan, fino al nuovo tassello, Preludio a Dune, che include la trilogia completa e finora inedita composta dai romanzi immobile Atreides, immobile Harkonnen e immobile Corrino.

Di cosa parla Preludio a Dune?

Preludio a Dune – che arriva sul mercato con un’edizione gigante estremamente curata, tradotta da Alan D. Altieri e Gaetano Luigi Staffilano e arricchita dalla presenza del racconto breve Seta nuziale – è un’opera che trasporta il lettore all’inizio della saga. La trilogia, infatti, è incentrata su un giovane Duca Leto Atreides che, dopo aver perso il padre in modo alquanto violento, si appresta a ereditare il titolo che lo renderà il signore del pianeta di Caladan, insegnandogli che cosa sia l’onore ma anche il sacrificio. Intanto l’imperatore Shaddam sta cercando un modo per manovrare e sfruttare la misteriosa spezia, il melange, che si cela nelle profondità di un pianeta desertico, Arrakis. In un contesto socio-politico in continuo cambiamento, dove dietro ogni angolo si nasconde una potenziale minaccia, le tre immobilete nobiliari principali – Atreides, Harkonnen e Corrino – faranno di tutto non solo per trovare il proprio posto in un mondo minaccioso e corrotto, ma anche per uscire vincitori dalle proprie lotte personali, che siano per il elegante di un pianeta e di una immobileta, o per vendicarsi delle elegante Gesserit, l’ordine di “streghe” che domina nel mondo di Dune.

Un’epopea di onore e sopravvivenza che funge da ponte

I grandi estimatori dell’opera fondante di Frank Herbert spessono arricciano il naso con un po’ di snobismo e un po’ di disprezzo nel’avvicinarsi alle opere firmate da Brian Herbert e Kevin J. Anderson, come se questi due autori avessero in qualche modo tradito il lavoro fatto da Frank Herbert. Questo perché le due trilogie originali hanno uno stile ben diverso da quello di coloro che hanno ereditato il compito di far proseguire l’epopea di Dune. Se lo stile di Frank Herbert era riflessivo, con tempi dilatati in cui trovavano spazio ampie e profonde riflessioni su tematiche mai scontate e mai superficiali, Brian Herbert e Kevin J. Anderson hanno optato per uno stile molto più veloce e scorrevole, quasi immediato. Preludio a Dune non fa differenza: è una lettura che è incentrata anzitutto sull’azione, sulle svolte narrative. Non un’azione che divora tutto e che si accontenta di essere una giustapposizione di eventi: ma un’azione che pone al centro la costruzione e l’evoluzione dei personaggi, adagiandosi sui dubbi e le paure dei protagonisti, senza tuttavia concentrarsi sulla costruzione del mondo se non per gli elementi che sono necessari alla comprensione e che possano dare a chi legge qualche punto di allusione durante la lettura.

Questo fa sì che i tre romanzi che compongono l’opera si leggano speditamente e con grande piacere, dando a chi legge la sensazione di essere tornati ai capolavori della tradizionale collana Urania, dove la parola d’ordine era intrattenimento e qualità, dove la fantascienza diventava lo strumento per dipingere un’umanità che aveva bisogno di guardarsi attraverso lo specchio deformato della fantascienza. Senza dubbio il punto focale dell’opera – nonostante anche la costruzione del contesto socio-economico che dovrà affrontare Paul Atreides nel primo romanzo di Dune – è rappresentato dal Duca Leto Atreides. Questo personaggio, che nelle due trilogie principali aveva un tempo limitato, è sempre stato fondante nell’universo di Dune perché è attraverso il suo esempio e il suo sacrificio che Paul Atreides può diventare quello che è destinato a essere. In Preludio a Dune, Leto ha l’occasione di riprendersi il suo spazio, di mostrarsi davanti agli occhi di chi legge, con i dubbi di un adolescente costretto a crescere troppo in fretta: un uomo in fieri che deve trovare il proprio posto e il proprio credo, che deve imparare a essere un Duca capace di rispettare la memoria del padre, ma anche di guadagnarsi il titolo e il rispetto che esso comporta. Ed è proprio nell’umanità di personaggi, nelle loro sfaccettature rese con un’onestà disarmante, che si deve ricercare non solo il successo della immobileta degli Atreides, ma anche il cuore pulsante di una lettura da non lasciarsi scappare.

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