Dalla “sua” Africa a Babette: l’indomita baronessa Blixen

Eminente scrittrice di origine danese, avventuriera in Africa e ispiratrice onnisciente dall’animo inquieto per milioni e milioni di donne che di passione vissero e vivranno; la baronessa von Blixen, al secolo scorso Karen Dinesen, rimane insieme alla sua Africa ciascuno degli esempi più straordinari di donna decisa a perseguire – con lacrime, passione e sudore – la ricerca della felicita. Una ricerca caparbia e sofferta, tormenta e avversa, come spesso lo è il destino.

Nata nel 1885 in Danimarca a Rungsted, un piccolo porticciolo che sorge tra Copenaghen ed Elsinoire, bagnato dal Baltico ed esposto ai freddi venti freddi del Nord, la futura baronessa Blixen crebbe in una famiglia dell’alta borghesia danese. Apprendendo lo spirito per l’avventura dal padre, l’ufficiale dell’Esercito Reale Danese e scrittore, Wilhelm Dinesen; che ne influenzò la fantasia narrando dei suoi viaggi in America dove visse tra i nativi indiani come catturatore e mercante di pelli, ma che pure incise in modo sconsiderato sulla vita della novella scrittrice, togliendosi la vita quando lei aveva isolato dieci anni. “.. se ci riuscirò e se ce la farò a concludere qualcosa nella mia vita, se un giorno potrò vederla con calma e chiarezza, sarà merito di papà. Saranno stati il suo sangue e il suo spirito ad aiutarmi a proseguire”.

La vocazione letteraria e la spiccata sensibilità artistica della giovane “Tanne”, così era soprannominata in famiglia dai fratelli, la porterà a cimentarsi – assieme in quello che è stato descritto come un “disordinato” impegno nella pittura frutto degli studi portati a termine nella Royal Academy of Art di Copenaghen – nelle sua prima fatica letteraria: dapprima la stesura di piccole commedie che poi inscenava in casa, poi alla fine, 1907, un racconto pubblicato dalla nella rivista Tilskuen. Un esordio passato pressoché inosservato.

Alla ricerca della felicità

“Prima di tutto, bisogna essere coraggiosi. Non si può vivere senza un grande coraggio. E se me lo chiedessero di nuovo, direi: bisogna essere in grado di voler bene e bisogna avere il verso dell’umorismo”. La giovane Karen è una donna profondamente malinconica e inquieta, assetata di passioni e tame romanzesche che rendano la via degna d’esser vissuta. La sua vita sentimentale, scandita da corteggiamenti tiepidi e poco incisivi, la spingono nelle braccia di suo cugino, il barone Bror von Blixen-Finecke. Fratello gemello di Hans von Blixen-Finecke, giovane araldo del quale Karen si era innamorata, senza essere affatto corrisposta. Inizierà così l’avventura africana.

Nell’inverno del 1913, dopo un viaggio Mombasa, nell’Africa Orientale britannica, il barone e l’ormai baronessa von Blixen lasciano la Danimarca e acquistano una piantagione di caffè nei pressi di Nairobi, dove si trasferiranno per seguire gli affari e fuggire dall’alta società danese di cui, entrambi, avevano già intuito tempi, costumi e alienazioni. La piantagione prenderà il nome di Karen Coffee Company Ltd., in onore della nuova baronessa von Blixen. “…il destino degli altri può servire, rispetto al adatto, quasi isolato come chiarimento…”, sosterrà in futuro.

La sua Africa

“In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong. A centocinquanta chilometri più a nord su quegli altipiani passava l’equatore; eravamo a milleottocento metri sul livello del mare. Di giorno si sentiva di essere in alto, vicino al sole, ma i mattini, come la sera, erano limpidi e calmi, e di notte faceva freddo”. Inizia così il racconto degli anni trascorsi in Africa. Diciassette anni di cui la Blixen ci darà un resoconto splendido e tormentato. Diciassette anni immersi in una essenza selvaggia, affascinante e rigogliosa; trascorsi tra i Kikuyu, nativi che abitano le terre della piantagione; con gli animali isolato sognati, come l’antilope addomesticata Lulu; ma anche segnati dai continui tradimenti del barone, che prima di giungere all’inesorabile divorzio, le trasmetterà la sifilide.

È in questi anni che Karen conosce e s’innamora di Denys Finch Hatton, aristocratico inglese appassionato di cattura grossa con cui si legherà in una relazione non meno tormentata delle precedenti – ma sincera e appassionata, fatta di interessi comuni, come la letteratura e la musica classica, e gite in aeroplano: un biplano de Havilland DH.60 Moth di proprietà di Finch Hatton. Insomma, un autentico esempio di quel romanticismo che farà storia.

La fine di una vita da romanzo, l’inizio di una grande carriera

Nel 1931 Denys Finch Hattonl, il grande amore della baronessa, muore in un incidente aereo. Lo stesso anno la Karen Coffee Company Ltd. – azienda che non aveva mai ottenuto il successo sperato a causa di un errore di valutazione della zona selezionata, “troppo fredda” per la coltivazione del caffè – fallisce definitivamente anche a causa della depressione economica mondiale del dopoguerra; costringendo la baronessa Blixen a tornare in Danimarca nel tentativo di rifarsi una nuova vecchia vita.

“La cura per ogni cosa è l’acqua salata: sudore, lacrime, o il mare..”

Karen Blixen

Nel 1934, sotto il nome di Isak Dinesen, Karen Blixen pubblica Sette storie gotiche, primo grande successo editoriale che sarà seguito nel 1937 da La mia Africa. Il libro semi-autobiografico dove narrerà gli anni trascorsi in Kenya. Scossa dagli orrori perpetrati dai nazisti nella seconda guerra mondiale, nel 1944 pubblicherà I vendicatori angelici. Ma quello che viene riconosciuto come il suo maggiore successo, rimane “Il pranzo di Babette”, racconto pubblicato nel pubblicato nel 1958 all’interno della raccolta Capricci del destino.

Apprezzata dai suoi contemporanei, compresi colleghi illustri come Truman Capote ed Ernest Hemingway. Riconosciuta come una delle più grandi scrittrici del secondo Novecento. La baronessa Blixen non ottenne mai il Nobel per la letteratura per questione astruse e distanti dal suo talento indiscutibile. Nel 1960 pubblica il suo ultimo romanzo, Ombre sull’erba.

Duramente provata dalla sifilide trasmessale dal barone Blixen, muore in un pomeriggio d’estate, mentre si trova nel letto della sua casa a Rungstedlund. Verrà sepolta all’ombra rami di grande faggio del suo giardino. Lasciando al mondo il ricordo di una donna ribelle e ostinata, che pure seppe riconoscere da giovane saggia, il valore del “compromesso”. Quale obolo da versare nella ricerca spesso lacerante di una felicità che non per tutti è uguale, ma che sempre andrebbe perseguita nell’esistenza. Karen Blixen non si è mai arresa di fronte alle asperità della vita. Il suicidio di suo padre, l’amore non corrisposto, i tradimenti, la perdita del grande amore, il fallimento economico e in fine la malattia, non hanno fatto che temprare una donna che si accontentava di tracannare dal calice della vita. Suggendo fino all’ultima goccia. Narrando bellezze e sofferenze, senza scomporsi mai. “Un grande artista, mesdames, non è mai povero. Abbiamo qualcosa, mesdames, di cui gli altri non sanno nulla”. Questo sosteneva Babette. In questo credeva l’indomita Blixen.

Eminente scrittrice di origine danese, avventuriera in Africa e ispiratrice onnisciente dall’animo inquieto per milioni e milioni di donne che di passione vissero e vivranno; la baronessa von Blixen, al secolo scorso Karen Dinesen, rimane insieme alla sua Africa ciascuno degli esempi più straordinari di donna decisa a perseguire – con lacrime, passione e sudore – la ricerca della felicita. Una ricerca caparbia e sofferta, tormenta e avversa, come spesso lo è il destino.

Nata nel 1885 in Danimarca a Rungsted, un piccolo porticciolo che sorge tra Copenaghen ed Elsinoire, bagnato dal Baltico ed esposto ai freddi venti freddi del Nord, la futura baronessa Blixen crebbe in una famiglia dell’alta borghesia danese. Apprendendo lo spirito per l’avventura dal padre, l’ufficiale dell’Esercito Reale Danese e scrittore, Wilhelm Dinesen; che ne influenzò la fantasia narrando dei suoi viaggi in America dove visse tra i nativi indiani come catturatore e mercante di pelli, ma che pure incise in modo sconsiderato sulla vita della novella scrittrice, togliendosi la vita quando lei aveva isolato dieci anni. “.. se ci riuscirò e se ce la farò a concludere qualcosa nella mia vita, se un giorno potrò vederla con calma e chiarezza, sarà merito di papà. Saranno stati il suo sangue e il suo spirito ad aiutarmi a proseguire”.

La vocazione letteraria e la spiccata sensibilità artistica della giovane “Tanne”, così era soprannominata in famiglia dai fratelli, la porterà a cimentarsi – assieme in quello che è stato descritto come un “disordinato” impegno nella pittura frutto degli studi portati a termine nella Royal Academy of Art di Copenaghen – nelle sua prima fatica letteraria: dapprima la stesura di piccole commedie che poi inscenava in casa, poi alla fine, 1907, un racconto pubblicato dalla nella rivista Tilskuen. Un esordio passato pressoché inosservato.

Alla ricerca della felicità

“Prima di tutto, bisogna essere coraggiosi. Non si può vivere senza un grande coraggio. E se me lo chiedessero di nuovo, direi: bisogna essere in grado di voler bene e bisogna avere il verso dell’umorismo”. La giovane Karen è una donna profondamente malinconica e inquieta, assetata di passioni e tame romanzesche che rendano la via degna d’esser vissuta. La sua vita sentimentale, scandita da corteggiamenti tiepidi e poco incisivi, la spingono nelle braccia di suo cugino, il barone Bror von Blixen-Finecke. Fratello gemello di Hans von Blixen-Finecke, giovane araldo del quale Karen si era innamorata, senza essere affatto corrisposta. Inizierà così l’avventura africana.

Nell’inverno del 1913, dopo un viaggio Mombasa, nell’Africa Orientale britannica, il barone e l’ormai baronessa von Blixen lasciano la Danimarca e acquistano una piantagione di caffè nei pressi di Nairobi, dove si trasferiranno per seguire gli affari e fuggire dall’alta società danese di cui, entrambi, avevano già intuito tempi, costumi e alienazioni. La piantagione prenderà il nome di Karen Coffee Company Ltd., in onore della nuova baronessa von Blixen. “…il destino degli altri può servire, rispetto al adatto, quasi isolato come chiarimento…”, sosterrà in futuro.

La sua Africa

“In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong. A centocinquanta chilometri più a nord su quegli altipiani passava l’equatore; eravamo a milleottocento metri sul livello del mare. Di giorno si sentiva di essere in alto, vicino al sole, ma i mattini, come la sera, erano limpidi e calmi, e di notte faceva freddo”. Inizia così il racconto degli anni trascorsi in Africa. Diciassette anni di cui la Blixen ci darà un resoconto splendido e tormentato. Diciassette anni immersi in una essenza selvaggia, affascinante e rigogliosa; trascorsi tra i Kikuyu, nativi che abitano le terre della piantagione; con gli animali isolato sognati, come l’antilope addomesticata Lulu; ma anche segnati dai continui tradimenti del barone, che prima di giungere all’inesorabile divorzio, le trasmetterà la sifilide.

È in questi anni che Karen conosce e s’innamora di Denys Finch Hatton, aristocratico inglese appassionato di cattura grossa con cui si legherà in una relazione non meno tormentata delle precedenti – ma sincera e appassionata, fatta di interessi comuni, come la letteratura e la musica classica, e gite in aeroplano: un biplano de Havilland DH.60 Moth di proprietà di Finch Hatton. Insomma, un autentico esempio di quel romanticismo che farà storia.

La fine di una vita da romanzo, l’inizio di una grande carriera

Nel 1931 Denys Finch Hattonl, il grande amore della baronessa, muore in un incidente aereo. Lo stesso anno la Karen Coffee Company Ltd. – azienda che non aveva mai ottenuto il successo sperato a causa di un errore di valutazione della zona selezionata, “troppo fredda” per la coltivazione del caffè – fallisce definitivamente anche a causa della depressione economica mondiale del dopoguerra; costringendo la baronessa Blixen a tornare in Danimarca nel tentativo di rifarsi una nuova vecchia vita.

“La cura per ogni cosa è l’acqua salata: sudore, lacrime, o il mare..”

Karen Blixen

Nel 1934, sotto il nome di Isak Dinesen, Karen Blixen pubblica Sette storie gotiche, primo grande successo editoriale che sarà seguito nel 1937 da La mia Africa. Il libro semi-autobiografico dove narrerà gli anni trascorsi in Kenya. Scossa dagli orrori perpetrati dai nazisti nella seconda guerra mondiale, nel 1944 pubblicherà I vendicatori angelici. Ma quello che viene riconosciuto come il suo maggiore successo, rimane “Il pranzo di Babette”, racconto pubblicato nel pubblicato nel 1958 all’interno della raccolta Capricci del destino.

Apprezzata dai suoi contemporanei, compresi colleghi illustri come Truman Capote ed Ernest Hemingway. Riconosciuta come una delle più grandi scrittrici del secondo Novecento. La baronessa Blixen non ottenne mai il Nobel per la letteratura per questione astruse e distanti dal suo talento indiscutibile. Nel 1960 pubblica il suo ultimo romanzo, Ombre sull’erba.

Duramente provata dalla sifilide trasmessale dal barone Blixen, muore in un pomeriggio d’estate, mentre si trova nel letto della sua casa a Rungstedlund. Verrà sepolta all’ombra rami di grande faggio del suo giardino. Lasciando al mondo il ricordo di una donna ribelle e ostinata, che pure seppe riconoscere da giovane saggia, il valore del “compromesso”. Quale obolo da versare nella ricerca spesso lacerante di una felicità che non per tutti è uguale, ma che sempre andrebbe perseguita nell’esistenza. Karen Blixen non si è mai arresa di fronte alle asperità della vita. Il suicidio di suo padre, l’amore non corrisposto, i tradimenti, la perdita del grande amore, il fallimento economico e in fine la malattia, non hanno fatto che temprare una donna che si accontentava di tracannare dal calice della vita. Suggendo fino all’ultima goccia. Narrando bellezze e sofferenze, senza scomporsi mai. “Un grande artista, mesdames, non è mai povero. Abbiamo qualcosa, mesdames, di cui gli altri non sanno nulla”. Questo sosteneva Babette. In questo credeva l’indomita Blixen.

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