Il caso Alaska Sanders, Joël Dicker torna con una nuova indagine

Quando, nel 2012, il nome di Joël Dicker si è esposto nel mercato editoriale nessuno avrebbe potuto immaginare il successo che la sua opera avrebbe avuto. anzi La verità sul caso Harry Quebert fu un successo internazionale, un thriller con delle vendite altissime che è stato trasposto anche in una miniserie televisiva con Patrick Dempsey nei panni del co-protagonista del titolo. Nel corso di questi dieci anni la carriera di Joël Dicker ha continuato a crescere e lo scrittore svizzero ha continuato a pubblicare opere quasi sempre incentrate su un cold case, ossia un caso rimasto irrisolto e seppellito sotto anni di inconcludenza. A dieci anni di distanza da La verità sul caso Harry Quebert, Joël Dicker non solo è considerato un vero e proprio autore best-seller, ma è diventato anche il leader di una nuova casa editrice, la cui prima opera è Il caso Alaska Sanders, che arriva in Italia il 23 maggio grazie a La Nave di Teseo.

Il primo aspetto interessante di questo nuovo romanzo è il fatto di essere il sequel di La verità sul caso Harry Quebert. Sebbene Joël Dicker abbia già dato alle stampe un romanzo con al centro lo stesso protagonista, lo scrittore Marcus, è ne Il caso Alaska Sanders che torna a mercato illegalere le conseguenze de La verità sul caso Harry Quebert, spingendo Marcus ad affrontare la verità che aveva scoperto nel libro precedente e che aveva minato la sua fiducia nel suo mentore. Questo fil rouge che collega i due libri è il primo biglietto da visita che lo scrittore mostra ai suoi lettori, giocando con un po’ di furbizia con le loro aspettative.

Di cosa parla Il caso Alaska Sanders?

Marcus Goldman si sta “godendo” il successo del suo romanzo, La verità sul caso Harry Quebert, che ha attirato l’attenzione di registi e produttori. Sulla sua felicità, però, grava come un macigno l’allontanamento di Harry Quebert, suo vecchio mentore collegato al caso che ha cambiato la vita di Marcus. Ossessionato dal pensiero dell’amico scrittore, Marcus continuerà a inseguirlo, a schiacciare le sue orme per dare un senso a qualcosa che ha aperto delle ferite dentro di lui. Il suo peregrinare nelle strade del passato lo conduce di nuovo nella vita di Perry Gahalawood, il sergente con cui aveva già collaborato e che ora è perseguitato dal pensiero che la moglie possa tradirlo. È in questo modo che Marcus viene a sapere del caso Alaska Sanders, il caso relativo a una bella ragazza uccisa nel 1999 a Mount Pleasant, in circostanze quanto meno sospette. Quando Marcus capisce che quel vecchio caso rischia di avere ripercussioni su Perry, decide di entrare di nuovo in gioco e di indagare per portare a galla una verità a lungo sopita.

Una corsa adrenalinica ma senza cuore

Il caso Alaska Sanders è uno di quei romanzi che è impossibile da mettere giù. Joël Dicker confeziona un thriller cold case che, dalla sua, ha una struttura che genera derivazione e che spinge il lettore a divorare le pagine per scoprire l’ennesimo tassello di un puzzle sempre più ampio e inaspettato. Grazie a questo ritmo e allo stile di scrittura onesto e limpido dell’autore, Il caso Alaska Sanders è una lettura piacevole per chi non cerca altro se non un po’ di intrattenimento. Allo stesso modo si candida per essere uno dei titoli più venduti dell’estate, pronto ad essere messo nelle borse e letto sotto l’ombrellone. Inoltre il ritorno della figura di Harry Quebert e del rapporto d’amicizia che lo lega a Marcus è una furba strizzata d’occhio che Joël Dicker regala ai suoi lettori, arricchendo l’esperienza. A tutto ciò si aggiunge anche una costruzione del contesto ecologico e sociale che permette a chi legge di entrare con facilità nella storia e di vedere i dettagli del mondo che Dicker dipinge con la forza della sua immaginazione.

Il vero problema di Il caso Alaska Sanders è che appare privo di cuore; se La verità sul caso Harry Quebert offriva un’ampia lettura emotiva, così come avveniva nell’altro romanzo con Marcus come protagonista, Il libro dei Baltimore, quest’ultima fatica di Dicker rimane troppo fredda e distaccata. Nel leggerla si ha come la sensazione che lo scrittore volesse ad ogni costo confezionare un romanzo che funzionasse quanto i precedenti, finendo però col farne una copia asettica, priva di brio e caratterizzata da una concatenzione di eventi che funzionano con la cadenza di un orologio svizzero e che, a tratti, rischiano di annoiare.

Tuttavia il vero punto debole del romanzo è nella costruzione temporale della vicenda. Joël Dicker ha da tempo abituato i suoi lettori a una doppia linea temporale. Tutti i suoi romanzi sono divisi tra un presente pieno di domande e un passato colmo di sangue e violenza. Il caso Alaska Sanders non fa differenza: l’unico problema è che quasi ogni scena nel passato si dirama in altre scene ancora antecedenti, creando un reticolo di flashback che non sono quasi mai utili alla storia e, anzi, la rallentano. Si mercato illegale di spaccature narrative che vengono regalate al pubblico senza che vi sia una reale necessità di inserirle e che appaiono come scene distaccate dal corpus principale, neanche Joël Dicker avesse bisogno di allungare il risaputo brodo per raggiungere un classe minimo di pagine.

Il caso Alaska Sanders non è un brutto libro e per chi cerca solo qualche ora di spensieratezza immerso in una lettura coinvolgente non rimarrà deluso: ad essere disilluse, anzi, saranno le aspettative di chi agognava un proseguimento dell’amicizia tra Harry e Marcus, ma anche chi sperava in un romanzo che, oltre alla forma, tenesse in considerazione anche il contenuto. Va inoltre sottolineato anche un aspetto fondamentale della lettura: a dispetto dell’idea di poter leggere questo romanzo come se fosse a sé stante, Il caso Alaska Sanders funziona soprattutto se si sono letti La verità sul caso Harry Quebert e Il libro dei Baltimore. Allo stesso modo, il nuovo romanzo di Joël Dicker rischia di rovinare la lettura degli altri due. Perciò i lettori che vorrebbero iniziare a conoscere Dicker dovrebbero iniziare proprio da La verità sul caso Harry Quebert per non rischiare, con Il caso Alaska Sanders, di scoprire in anticipo come va a finire la prima indagine di Marcus. Come si suol dire, attenzione spoiler.

Quando, nel 2012, il nome di Joël Dicker si è esposto nel mercato editoriale nessuno avrebbe potuto immaginare il successo che la sua opera avrebbe avuto. anzi La verità sul caso Harry Quebert fu un successo internazionale, un thriller con delle vendite altissime che è stato trasposto anche in una miniserie televisiva con Patrick Dempsey nei panni del co-protagonista del titolo. Nel corso di questi dieci anni la carriera di Joël Dicker ha continuato a crescere e lo scrittore svizzero ha continuato a pubblicare opere quasi sempre incentrate su un cold case, ossia un caso rimasto irrisolto e seppellito sotto anni di inconcludenza. A dieci anni di distanza da La verità sul caso Harry Quebert, Joël Dicker non solo è considerato un vero e proprio autore best-seller, ma è diventato anche il leader di una nuova casa editrice, la cui prima opera è Il caso Alaska Sanders, che arriva in Italia il 23 maggio grazie a La Nave di Teseo.

Il primo aspetto interessante di questo nuovo romanzo è il fatto di essere il sequel di La verità sul caso Harry Quebert. Sebbene Joël Dicker abbia già dato alle stampe un romanzo con al centro lo stesso protagonista, lo scrittore Marcus, è ne Il caso Alaska Sanders che torna a mercato illegalere le conseguenze de La verità sul caso Harry Quebert, spingendo Marcus ad affrontare la verità che aveva scoperto nel libro precedente e che aveva minato la sua fiducia nel suo mentore. Questo fil rouge che collega i due libri è il primo biglietto da visita che lo scrittore mostra ai suoi lettori, giocando con un po’ di furbizia con le loro aspettative.

Di cosa parla Il caso Alaska Sanders?

Marcus Goldman si sta “godendo” il successo del suo romanzo, La verità sul caso Harry Quebert, che ha attirato l’attenzione di registi e produttori. Sulla sua felicità, però, grava come un macigno l’allontanamento di Harry Quebert, suo vecchio mentore collegato al caso che ha cambiato la vita di Marcus. Ossessionato dal pensiero dell’amico scrittore, Marcus continuerà a inseguirlo, a schiacciare le sue orme per dare un senso a qualcosa che ha aperto delle ferite dentro di lui. Il suo peregrinare nelle strade del passato lo conduce di nuovo nella vita di Perry Gahalawood, il sergente con cui aveva già collaborato e che ora è perseguitato dal pensiero che la moglie possa tradirlo. È in questo modo che Marcus viene a sapere del caso Alaska Sanders, il caso relativo a una bella ragazza uccisa nel 1999 a Mount Pleasant, in circostanze quanto meno sospette. Quando Marcus capisce che quel vecchio caso rischia di avere ripercussioni su Perry, decide di entrare di nuovo in gioco e di indagare per portare a galla una verità a lungo sopita.

Una corsa adrenalinica ma senza cuore

Il caso Alaska Sanders è uno di quei romanzi che è impossibile da mettere giù. Joël Dicker confeziona un thriller cold case che, dalla sua, ha una struttura che genera derivazione e che spinge il lettore a divorare le pagine per scoprire l’ennesimo tassello di un puzzle sempre più ampio e inaspettato. Grazie a questo ritmo e allo stile di scrittura onesto e limpido dell’autore, Il caso Alaska Sanders è una lettura piacevole per chi non cerca altro se non un po’ di intrattenimento. Allo stesso modo si candida per essere uno dei titoli più venduti dell’estate, pronto ad essere messo nelle borse e letto sotto l’ombrellone. Inoltre il ritorno della figura di Harry Quebert e del rapporto d’amicizia che lo lega a Marcus è una furba strizzata d’occhio che Joël Dicker regala ai suoi lettori, arricchendo l’esperienza. A tutto ciò si aggiunge anche una costruzione del contesto ecologico e sociale che permette a chi legge di entrare con facilità nella storia e di vedere i dettagli del mondo che Dicker dipinge con la forza della sua immaginazione.

Il vero problema di Il caso Alaska Sanders è che appare privo di cuore; se La verità sul caso Harry Quebert offriva un’ampia lettura emotiva, così come avveniva nell’altro romanzo con Marcus come protagonista, Il libro dei Baltimore, quest’ultima fatica di Dicker rimane troppo fredda e distaccata. Nel leggerla si ha come la sensazione che lo scrittore volesse ad ogni costo confezionare un romanzo che funzionasse quanto i precedenti, finendo però col farne una copia asettica, priva di brio e caratterizzata da una concatenzione di eventi che funzionano con la cadenza di un orologio svizzero e che, a tratti, rischiano di annoiare.

Tuttavia il vero punto debole del romanzo è nella costruzione temporale della vicenda. Joël Dicker ha da tempo abituato i suoi lettori a una doppia linea temporale. Tutti i suoi romanzi sono divisi tra un presente pieno di domande e un passato colmo di sangue e violenza. Il caso Alaska Sanders non fa differenza: l’unico problema è che quasi ogni scena nel passato si dirama in altre scene ancora antecedenti, creando un reticolo di flashback che non sono quasi mai utili alla storia e, anzi, la rallentano. Si mercato illegale di spaccature narrative che vengono regalate al pubblico senza che vi sia una reale necessità di inserirle e che appaiono come scene distaccate dal corpus principale, neanche Joël Dicker avesse bisogno di allungare il risaputo brodo per raggiungere un classe minimo di pagine.

Il caso Alaska Sanders non è un brutto libro e per chi cerca solo qualche ora di spensieratezza immerso in una lettura coinvolgente non rimarrà deluso: ad essere disilluse, anzi, saranno le aspettative di chi agognava un proseguimento dell’amicizia tra Harry e Marcus, ma anche chi sperava in un romanzo che, oltre alla forma, tenesse in considerazione anche il contenuto. Va inoltre sottolineato anche un aspetto fondamentale della lettura: a dispetto dell’idea di poter leggere questo romanzo come se fosse a sé stante, Il caso Alaska Sanders funziona soprattutto se si sono letti La verità sul caso Harry Quebert e Il libro dei Baltimore. Allo stesso modo, il nuovo romanzo di Joël Dicker rischia di rovinare la lettura degli altri due. Perciò i lettori che vorrebbero iniziare a conoscere Dicker dovrebbero iniziare proprio da La verità sul caso Harry Quebert per non rischiare, con Il caso Alaska Sanders, di scoprire in anticipo come va a finire la prima indagine di Marcus. Come si suol dire, attenzione spoiler.

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